Food a Cibus

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E’ emerso che su 80 aziende alimentari italiane il 95% del campione considera i mercati esteri come canali di sbocco prioritari nei prossimi tre anni, con l’obiettivo per il 2015 di realizzare oltre confine il 35% del loro fatturato. Non solo. Per oltre l’80% delle imprese intervistate, l’estero è altrettanto o più profittevole dell’Italia e per il 50% è decisamente più profittevole. Il motivo? È stato illustrato durante l’esposizione della ricerca che Food ha commissionato per capire quali fossero le catene estere che fanno il miglior lavoro di category sul made in Italy (e che trovate sul numero di giugno di Food ). In America, per esempio, i nostri prodotti sono in cima alla lista dei desideri dei foodies,che oltreoceano sono oltre 60 milioni e considerano un must avere nel frigo un formaggio, un prosciutto o una specialità del Belpaese. Di qui l’allarme lanciato dal presidente delle Fiere di Parma, Franco Boni: “In linea con la crescita della domanda è cresciuto anche in modo esponenziale l’italian sounding – ha rimarcato -. Dobbiamo riappropriarci di quei 50/60 milioni di euro che sono già nostri – perché realizzati da falsi made in Italy – e riportarli a casa”. (fonte: Newsletter Food )

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